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Dalla parte di Gigio

Donnarumma non ha parlato in prima persona, ma a farlo è stato chi lo fa in sua procura. Ora è tutto più chiaro.

Si sono dette moltissime cose in questi giorni, così intensi per chi ha il Milan a cuore. In Italia tutti, senza barriere geografiche o di tifo, hanno detto la propria, usando generalmente parole poco lusinghiere per Gigio e - soprattutto - il suo procuratore, Raiola. 

Del ragazzo si è parlato in termini di ingratitudine, mentre del procuratore si sono accentuate le note doti di businessman privo di scrupoli che sposta i propri assistiti massimizzandone i profitti e minimizzandone, talvolta, la crescita umana e sportiva.

Abbiamo già esposto le domande che più ci assillano in questi giorni (CLICCA QUI PER LEGGERLE) e molte di esse oggi hanno una risposta, e anche abbastanza chiara, esposta molto bene da Fassone in un intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport:




Giocatore e agente hanno fatto una valutazione tecnica ed economica, ritenendo di doversi rivolgere in futuro ad un club con un ‘pedigree’ più altolocato e maggiore disponibilità finanziaria. Raiola vuole valorizzare economicamente il percorso del giocatore ed intende spostarlo per massimizzarne i ricavi. Per sé e per il suo assistito – ha spiegato con semplicità e chiarezza Fassone. Fin dal primo giorno del nostro insediamento abbiamo cominciato a parlare con Donnarumma e Raiola, e mentre Raiola tendeva sempre a rallentare, il giocatore ci diceva di volere il Milan. E ce lo diceva guardandoci fissi negli occhi. Era assolutamente sincero: poi ha prevalso la linea del suo agente, ed io sono convinto che il ragazzo, in cuor suo, non sia convinto della decisione presa.




Fassone prosegue parlando di "responsabilità" di Raiola per come si sono messe le cose:




Ma certo, la decisione è sua. Ha usato la sua influenza, e lui su Donnarumma è molto influente. Pensateci un attimo: un ragazzo di 18 anni ed un procuratore importante con grande personalità. Come poteva finire? Quando guardavo il ragazzo negli occhi avevo una buona dose di speranza che tutto finisse bene. E invece . Se mi aspettavo una sua presa di posizione? No, normale che si sia messo nelle mani dell’agente. Piuttosto, visto che le lamentele riguardano il nostro ‘pressing’, mi aspettavo che Raiola comprendesse la nostra esigenza di andare in ritiro sereni, e facesse il possibile per trovare una soluzione ottimale.




Quando poi si arriva a parlare di mobbing, l'amministratore delegato rossonero continua: 




Se per mobbing intende aver fatto qualche telefonata di sollecito al ragazzo ed alla sua famiglia, mi pare del tutto normale che per un giocatore così importante ci si provi fino all’ultimo, è normale fargli sentire l’amore. Raiola usa argomentazioni pretestuose.




Fassone è sottile ma molto duro verso Raiola, specialmente parlando del suo rapporto con Mirabelli:




Se attacca lui, attacca tutto il Milan: la dichiarazione di guerra è la sua. La verità è che Raiola va contro Mirabelli perché vuole scavare un solco all’interno del Milan, ma si sbaglia di grosso. Io e Mirabelli abbiamo un gran rapporto, quindi il giochino non funziona e non riesce. Perché Raiola e Mirabelli non si sono mai presi? Perché Mirabelli è uno che non scende a compromessi, è un professionista onesto, competente e leale.




Fassone poi nega che il Milan abbia mai minacciato Donnarumma.




Nell’incontro di Montecarlo i toni si sono un po’ inaspriti, ma in quell’occasione noi abbiamo portato a loro una proposta economica molto importante, che li aveva sorpresi positivamente. Ecco perché ero ottimista che avrebbe prevalso il sì. A Donnarumma ho anche detto: ‘Pensaci un attimo, se rinnovi ti ritrovi 10mila persone sotto la sede…"




In merito la questione dell’aver messo ‘troppa fretta’ al giocatore, Fassone ha replicato:




Evidentemente abbiamo concetti temporali differenti. Per Raiola due mesi sono ‘troppa fretta’? Il primo incontro c’è stato il 14 aprile, poi ce ne sono stati altri. Abbiamo avuto tutto il tempo per conoscerci. Poi, se io non riesco a capire cosa può succedere ad un giocatore in scadenza, non ho modo di cautelarmi se quel giocatore poi non rinnova. Guardate cosa è successo con Mattia De Sciglio: nell’incertezza, è arrivato Ricardo Rodríguez…”.




Le motivazioni portate da Raiola, in sostanza, sono giustificazioni a posteriori per una situazione che ha orchestrato e creato ad arte, e non nelle ultime settimane, bensi con una meticolosa preparazione durata mesi. Il ragazzo voleva restare, il che spiega tutte le sue uscite pubbliche (spesso, peraltro, in contrasto con quelle del suo procuratore, che mette le mani avanti da prima dell'insediamento), ed il silenzio in cui è piombato nelle ultime settimane. In base a questa sua posizione e all'offerta del Milan (decisamente alta), la firma sarebbe dovuta arrivare a Maggio (altro che "fretta"). "Non è un problema di soldi", "Gigio voleva restare" dice Mino col candore di chi dice la cosa più scontata del mondo: quindi dov'è il problema? Qual'era il rischio mortale da evitare facendo firmare al ragazzo un vantaggioso rinnovo di contratto con la sua squadra del cuore? Che pericoli corre un ragazzo di 18 anni (dettaglio molto più fondamentale di quanto si pensi) che vive il miracolo sportivo di essere titolare in una squadra di serie A (peraltro non proprio una qualsiasi) che punta l'anno prossimo a qualificarsi nelle prime quattro posizioni per accedere alla massima competizione continentale, nel continente in cui il calcio è del livello più alto al mondo? C'è davvero da riflettere su un'offerta da 50 milioni di euro lordi in 5 anni? Raiola conosce la definizione precisa di mobbing?

Potremmo dilungarci, e molto, a sottolineare le contraddizioni che già Fassone mette in luce nell'intervista, perchè nelle dichiarazioni di ieri sera il procuratore italo-olandese, in un italiano stentato, ha costruito un castello di carte tanto fragile da crollare al solo sguardo. Stare dalla parte di Gigio, oggi, significa stare dalla parte del Milan, perchè è chiaro che chi per procura gestisce gli interessi del ragazzo, più che agli zeri sugli assegni non guarda. Ci siamo dissociati da tutte le manifestazioni "violente" nei confronti del ragazzo, e allo stesso modo ci dissociamo dallo striscione di ieri sera (Dollarumma, esposto durante Italia - Danimarca), come dal lancio di dollari finti, e ribadiamo la profonda amarezza per quanto sta accadendo intorno ad un giovane campione a cui è stata tolta la possibilità di crescere con calma in un ambiente sereno, per interessi che non sono i suoi. Da ieri sera i messaggi che ci arrivano dai tifosi che si rivolgono a noi per capire meglio quanto stia succedendo, hanno cambiato tono, guadagnando in comprensione a spese della rabbia. E noi, allo stesso modo, vogliamo capire la situazione difficile in cui si trova Gigio e porgergli una mano affinchè sappia che non deve necessariamente finire tutto male. La porta per lui è spalancata, a patto che scelga bene da chi farsi consigliare o che, piuttosto, si liberi dei consigli e dei consiglieri per fare da sè le proprie scelte e, nel caso, i propri errori. Che in tutto questo a perderci sia il ragazzo, è chiaro a chiunque non abbia interessi economici messi a mò di fette di salame sugli occhi.. 


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