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Il Nuovo Milan in 5 Parole

Proviamo a raccontarvi il Milan post Berlusconi in cinque parole che riassumano i nostri pareri e le nostre impressioni alla luce dell'inconto che abbiamo avuto con i nuovi soci ed i nuovi amministratori della società



NOVITÀ

Il Milan ha una società completamente nuova: nuovi soci, nuovi amministratori e, a quanto ci è parso, un nuovo approccio generale. Del CdA fanno parte quattro membri cinesi e quattro italiani, tutti manager di lungo corso con alle spalle una provata esperienza e professionalità. Questa considerazione ci porta direttamente alla seconda parola:



STRUTTURA

Il Milan degli ultimi 31 anni ha sempre avuto una struttura estremamente verticale. Sin dal primo giorno è stato frutto e figlio della visione di un uomo, il presidente Berlusconi, padre e padrone, vera chiave di volta dei successi rossoneri. Quando ha investito ed è stato vicino alla squadra, le vittorie sono arrivate copiose. Quando, per motivi politici, ha dovuto allontanarsi e stringere i cordoni della borsa, la squadra ha vissuto momenti di difficoltà. Oggi le cose sembrano ben diverse: in una struttura molto più orizzontale che in passato, i quattro membri cinesi del CdA dichiarano di volersi occupare delle questioni commerciali relative allo sviluppo del brand Milan nel mondo per far crescere il fatturato e supportare economicamente il lavoro di ambito sportivo che verrà totalmente affidato ai quattro manager italiani capitanati da Fassone. 



Il nuovo CdA



MODERNITÀ

Spesso in passato abbiamo rimproverato alla società A.C. Milan di non volersi adeguare ai tempi, restando incollata ad un modello di business e management totalmente incapace di competere con quelli delle maggiori realtà mondiali.Ci domandavamo in quale società al mondo un CdA che per anni presenti bilanci in grave rosso e risultati sportivi sotto le aspettative (per usare un eufemismo), venisse riconfermato senza che ci fosse nemmeno l'idea di un piano per il rilancio. Le assemblee dei soci si riassumevano quasi sempre in una lunga serie di domande a cui Galliani e Fininvest si rifiutavano di rispondere (CLICCA QUI PER UN ESEMPIO). Oggi il Milan pare una società più moderna, più orizzontale, con manager d'esperienza che si dividono il lavoro in base alle proprie competenze per portare dei risultati economici e sportivi di livello. Ora attendiamo che i fatti provino questa nostra impressione, ma i curriculum dei manager coinvolti sembrano un ottimo inizio.



RISPETTO

Quando una società storica, legata ad un territorio e ad una nazione, come Il Milan, passa in mani straniere e particolarmente esotiche, come in questo caso, c'è sempre la paura che venga snaturata. Ti immagini che lo straniero intervenga con il pugno duro dell'uomo di business e la freddezza di chi è interessato solo a far quadrare i bilanci. Ci ha stupito invece avere subito l'occasione di parlare con Yonghong Li e Han li (il primo per mezzo dell'interprete, il secondo invece direttamente, in inglese), oltre che con gli altri membri del CdA, che si sono dimostrati molto cordiali ed aperti. Si sono dichiarati interessati a valorizzare il marchio Milan inteso come tradizione e modello calcistico (ne abbiamo parlato già in QUESTO articolo) tra i più importanti al mondo per storia e stile. E di questo non possiamo che essere felici e in qualche modo partecipi, essendo noi piccoli azionisti parte della storia di questa società da prima ancora dell'epoca Berlusconi. 





SPERANZA

Al di là di tutte le considerazioni sulla società, sulla sua struttura e sul suo modello di management, quello che più desideriamo è rivedere un grande Milan che giochi e lotti per gli obiettivi che merita. E' davvero faticoso vivere da spettatori disinteressati i mercoledì di coppa e i finali di campionato lottando con Lazio e Atalanta per un posto in Europa League. Ci possono stare i momenti di difficoltà e di rifondazione, ma sul Milan sono troppi anni che aleggia un vento di smobilitazione e ridimensionamento che anche per gli anni futuri non lasciava molte speranze. La storiella del Milan "giovane e italiano" convinceva poco. Bravissimo Montella a inventarsi un Suso come non l'avevamo mai visto prima e a valorizzare gente come Donnarumma (lanciato da Mihajlovic), Calabria, Locatelli, Pasalic etc. Però non basta, siamo il Milan, e ai talenti nostrani serve affiancare fuoriclasse da tutto il mondo. Il closing, con tutte le incognite che comunque si porta dietro, ha portato un vento di modernità e speranza che fa bene a noi e a tutto il tifo rossonero. Alla vecchia dirigenza diciamo, dopo tutto, un grosso grazie per tutti i risultati cui comunque ci ha portati in trentuno anni. Della nuova non sappiamo dire se sarà altrettanto brava e fortunata, di certo glielo auguriamo e ce lo auguriamo. Con la voglia e la decisione di collaborare e fare il nostro al fine di rifare grande il Milan, la prima squadra di Milano.



 


APAMilanAC

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